San Martino di Castrozza, sinfonia delle Alpi

In origine c’era solo l’ospizio dei monaci devoti a San Martino e San Giuliano, che accoglievano i viandanti in transito nel Passo Rolle, tra il Primiero e la Val di Fiemme. Poi qualcuno ha cominciato a fermarsi, a farsi una casa vicino al convento e poi un’altra e un’altra e un’altra ancora – alla fine ne è venuto fuori un paese, dedicato a San Martino. San Giuliano, è rimasto fuori. Nel 1873, la vecchia legnaia del convento di San Martino viene trasformata in albergo: da allora il paese diventa meta turistica rinomata dell’Impero Austro-Ungarico (ci venne Leopoldo II del Belgio, Sigmund Freud, il re delle acciaierie Krupp, tanto per citarne alcuni) e, dopo l’annessione all’Italia, conserva la fama assolutamente meritata fino a diventare quello che è oggi, uno dei paradisi del turismo invernale ed estivo nelle Dolomiti a 1487 m.s.l.m. – San Martino di Castrozza.

Siamo nel cuore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino: ci circondano il Cimon della Pala, la Vezzana, il Rosetta, il Sass Maor, le cime Val di Roda, la Cima della Madonna, la Cavallazza e le cime porfiriche del Colbricon – più in là, le Vette Feltrine e la piramide naturale del Monte Pavione: potete farvi un’idea della ricchezza di piste che si spalancano per gli sciatori d’inverno (praticamente mitici i 45 km del Carosello della Malghe e del Colverde, dall’innevamento programmato!); e dell’ebbrezza vertiginosa che può cogliere l’amante del trekking d’estate, quando c’è tutto il Parco da scoprire con gli scarponi ai piedi.

Arthur Schnitzler, ne “La Signorina Else”, scrive:

“L’aria di San Martino è frizzante come lo champagne…”

Una descrizione che rende l’idea della vitalità contagiosa che si respira quassù. Forse più in tono con lo splendore solenne delle vette è la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss che veniva qui per cercare (e trovare) l’ispirazione per le sue composizioni. Ad ogni modo, che siate sovrani del Belgio o artisti ispirati, o meno pretenziosi impiegati di 5° livello alle Poste, se amate la montagna, San Martino non vi deluderà.

san martino di castrozza

CC Erika Gilraen Loss

Tre itinerari tra i tanti possibili, facili, per attraversare panorami fantastici e cogliere l’eco di leggende montane:

1. Alla scoperta dei Laghi del Vanoi: la Valle del Vanoi si raggiunge facilmente da San Martino tanto che la partenza dell’itinerario può essere già un lago, quello di Calaita, servito da una comoda carrozzabile asfaltata. Basterebbe già questo lago a rimetterci in pace col Creato, ma vogliamo molto di più, per cui ci infiliamo per il sentiero per la Malga Grugola che dista un paio di centinaio di metri dal parcheggio vicino al lago. Una bella strada in mezzo alla foresta ci porta alla Malga dove incontriamo il sentiero 358 che percorriamo fiduciosi fino al laghetto delle Giarine e Forcella Folga (2196 m). Godiamoci il panorama e poi, non ancora contenti, seguiamo il segnavia 347 che ci farà costeggiare Cima Folga e Cima di Grugola, per portarci nella Val Pisorno, dove ci aspetta l’omonimo lago. Non mettetevi a buttar sassi nelle acque, nel caso voleste trastullarvi con qualche innocente passatempo: pare che nel laghetto abitino degli spiriti piuttosto irascibili che, se molestati, scatenano di colpo temporali furiosi… Continuando per il sentiero 347 si torna al Lago di Calaita.

2. La Valcigolera. Questo itinerario è ancora più facile, non dovete neanche prendere l’auto. Da San Martino di Castrozza la cabinovia porta al rifugio Tognola, in pochi minuti. Da lì prendiamo il sentiero in discesa verso Malga Tognola di Siror. Questo è un itinerario per malghe e state attenti al Mazaròl, che vivrebbe in una malga sperduta tra i monti, proprio come quelle che incontrerete lungo il cammino. Secondo le storie, è stato lui a insegnare agli uomini a fare il formaggio – e pare che se noi fossimo stati più pazienti avremmo imparato anche altri segreti che ci avrebbero fatto vivere senza preoccupazioni. Ma l’unica persona che ebbe la ventura di incontrarlo sopportò l’odore del saggio, ma lercio Mazaròl finché gli fu possibile, poi se ne scappò via. Prendete il sentiero 352 per San Martino e poi deviate sul 9, per Malga Valcigolera, godrete di un panorama superbo sulle Pale di San Martino. Quando vi sarete ripresi, tornate al paese per la strada forestale segnata col numero 8 o 368, indifferentemente, che vi farà arrivare all’ultima malga del percorso: Malga Fratazza. Infine non vi resta che tornare in paese seguendo il cachinnante corso del Rio Valcigolera.

3. Al Rifugio Velo della Madonna. Per arrivare al rifugio arroccato su un terrazzo roccioso alla base di Cima della Madonna (2752 m), sulla Valle del Cismon. Prima che venisse costruito il rifugio c’era un bivacco fisso con 10 posti letto, punto di partenza per leggendarie scalate su per lo Spigolo del Velo, affrontato per la prima volta dagli alpinisti E. Merlet e G. Langes che sentenziò:

“Chi non conosce San Martino di Castrozza, non conosce le Dolomiti”.

Per rendere il dovuto omaggio alla sua memoria, dunque, non ci resta che salire almeno al rifugio – le strade sono due: si può imboccare il sentiero 724 della Val di Roda che si dirama dalla Strada per il Caffè Col. Nella parte finale, dopo Soraronz, dove parte la teleferica del rifugio, si continua per il sentiero 713 e in circa tre ore si raggiunge il leggendario rifugio; altrimenti, si può imboccare il sentiero 721 che vi porterà, sempre in più o meno 3 ore, più in alto rispetto all’altro. In tutti i casi gran parte della salita si svolge nel piacevole fresco del bosco tra aperture improvvise su scorci sulla Pala di San Martino, sui Campanili di Val di Roda e, nella parte finale, della Cima Madonna. Se con un’occhiata vi par di vedere un gigante dalle gambe lunghe e sottili che con un passo solo riesce a saltare da una montagna all’altra, non stupitevi più di tanto: è il Caza Beatrik, che viaggia col seguito dei suoi cani neri dalle cinque zampe.

Dove dormire. Ski Residence