Valle dei Mòcheni: trekking al rifugio Sette Selle

valle dei mocheni - rifugio sette selleLa montagna suscita sentimenti contrastanti. Riserbo, anche un po’ di diffidenza. Ammirazione, diciamo pure meraviglia. Un fascino che dipende in larga misura dalla consapevolezza di esserere al cospetto di testimoni originari che spesso sono così come erano, ai primordi, immutati. Ci sono luoghi di montagna che danno questa sensazione perché i massici impervi e aspri non hanno lasciato spazio all’uomo, e ci sono altri luoghi che danno questa sensazione perché abitati dalla gente di una volta, che tra i sali e scendi della montagna ha preservato lingua, abitudini e cultura.

Un esempio, in questo senso, è la Valle del Fersina, o Valle dei Mòcheni per via del popolo che la abita da più di mille anni. Una valle trentina attorniata da vette incontaminate parte del gruppo del Lagorai, poco nota al turismo. A dispetto degli scenari eclatanti e mozzafiato che le dolomiti trentine sanno offrire, questa Valle è una piccola perla grezza, adatta a chi in la montagna la indaga, ne ricerca autenticità e purezza. Da scoprire piano, un passo per volta.

Scegliamo così di muovere il nostro primo passo nella Valle dei Mòcheni lungo uno dei tratti più interessanti, il sentiero che porta al rifugio Sette Selle. Un trekking impegnativo quanto basta, da fare anche in famiglia. Si sale in due ore circa, si scende in un’ora.

Rifugio Sette Selle - Valle dei Mòcheni

© Morail

Raggiungiamo Palù del Fersina, l’ultimo comune della valle, dove lasciamo l’auto. Da qui prendiamo il sentiero nel verde che costeggia il torrente Fersina, raggiungiamo in venti minuti la località Frotten da cui imbocchiamo il sentiero n. 343, lasciandoci, dopo poco, sulla destra il sentiero che conduce al lago Erdemolo. Continuiamo lungo la mulattiera che risale una valletta laterale, l’Alta Val Làner (Intertol), circondati da abeti fino alla località Làner. Da qui la salita è meno ripida e raggiungiamo un punto panoramico, la Croce del Làner, dove ci fermiamo per una breve sosta e un paio di fotografie. E poi ancora su per i ripidi pascoli fino al Rifugio Sette Selle, realizzato con pietre locali, porta d’ingresso alla Catena del Lagorai dalla Valle dei Mocheni.

Ci concentriamo sul piatto del giorno e sul vino della casa per i primi 15 minuti. Quando ristorati solleviamo gli occhi, rimaniamo ammaliati dal panorama che dà sulla cima Sette Selle e sul Sasso Rotto. E’ possibile fermarsi anche per la notte, nel rifugio gestito da Lorenzo e Lisa, ma non è il nostro caso.

valle dei Mòcheni - Lago Erdemolo

© Tiziano Sartori

Dopo un paio d’ore di relax torniamo sui nostri passi. E’ possibile percorrere a ritroso il sentiero dell’andata e tornare a Palù del Fersina in un’ora circa oppure, dopo un 15 minuti, deviare per il sentiero n. 324 che con i sui dislivelli permette di ammirare bei panorami sulle Dolomiti del Brenta, e in due ore dal rifugio raggiungere il laghetto di Erdemolo, con il suo cumulo di neve “perenne”. C’è un rifugio, chiuso, e poco sopra le frecce segnavia da cui imboccare il sentiero n. 325 che tra parti e boschi radi conduce all’indicazione per la Località Frotten, e poi giù a Palù.

Variante 1. Per accorciare il percorso è possibile lasciare l’auto direttamente a Frotten (5 min d’auto da Palù del Fersina) dove c’è un parcheggio a pagamento.

Variante 2. Ai più esperti, e solo a loro, consigliamo, una volta raggiunto il rifugio Sette Selle di continuare per la Cima Sette Selle. Si tratta di un percorso bello che conduce a una spettacolare veduta a 360°. Si sale ancora per il sentiero n. 343 che segue la mulattiera militare della Grande Guerra, superata la parete nord della Cima si rimonta lo spallone nord-ovest dove c’è un bel punto panoramico da cui parte la salita vera e propria alla Cima Sette Selle (difficoltà 1°, solo per esperti trekker e arrampicatori). Giunti in cima il trekking prosegue lungo la cresta fatta di giganteschi macigni che creano un panorama lunare. Il sentiero è segnato, ma gli enormi massi rendono il percorso impegnativo e da fare esclusivamente con meteo ottimale. Si raggiunge così la vetta gemella, il Sasso Rotto, da cui inizia la discesa: o dallo spigolo sud tramite via alpinistica Giuliani, decisamente difficile, o dal fianco ovest tramite un ripido sentiero non segnato che riconduce al n. 343. Guardando a ovest dalla croce di vetta, lo si può vedere chiaramente. Più info qui.