Canyoning in Valsesia, la valle più selvaggia del Piemonte

Tra i motivi per apprezzare la Valsesia, se siete appassionati di montagna, c’è l’imbarazzo della scelta. La valle vercellese conduce alle pendici del Monte Rosa, uno dei quattromila dell’arco alpino, tempio dell’alpinismo e dello sci, grazie alla località di Alagna e ai collegamenti con la Valle d’Aosta. La storia è protagonista e rende la valle un vasto ecomuseo dedicato alle popolazioni walser, con i suoi bei paesi fortemente legati alle tradizioni e conservati nel tempo.

Canyoning Valsesia

© Laz McMurphy

Ma la Valsesia è soprattutto una delle valli più selvatiche del Piemonte e delle montagne italiane. Impervia e stretta, dall’aspetto inaccessibile, è un invito costante a viverla con fisicità, a godere delle sue rocce, della sua natura rigogliosa e, non ultime, delle sue acque. Tra Varallo e Campertongo, fin su alla conca di Alagna, il fiume Sesia è infatti protagonista. Non si contano le associazioni sportive e turistiche legate al rafting, al kayak e in generale agli sport di navigazione del fiume. Ma c’è una disciplina che incarna perfettamente il carattere estremo, spigoloso e avventuroso della Valsesia.

Il canyoning, o torrentismo, è un misto di arrampicata, speleologia ed elementi di hydrospeed, che consiste nel discendere i corsi d’acqua di montagna tramite percorsi studiati tra le rocce le rocce e le balze dei torrenti. Muta da sub, caschetto e imbracatura da arrampicata, per una disciplina che va praticata categoricamente con una guida, un esperto che conosce il territorio, i gorghi, i catini che i torrenti formano e ogni appiglio sui sassi umidi e scivolosi. Grande attenzione e rispetto delle norme di sicurezza, per questo che può essere definito a tutti gli effetti uno sport estremo, un misto di amore per l’acqua e per la roccia, una delle più emozionanti avventure che la montagna sa regalare.

canyoning

© David Domingo

Non ci si improvvisa torrentisti, non si sceglie un punto a caso del fiume per affrontare le rapide. Saranno le guide e gli istruttori delle associazioni che contatterete a proporvi percorsi e difficoltà adeguate. Ma per darvi un’idea delle emozioni del canyoning, vogliamo descrivervi uno degli itinerari più belli e amati della Valsesia. Vario e lungo, ma non troppo difficile o rischioso, adatto ai neofiti e divertente per gli esperti.

Canyoning nel torrente Sorba

L’accesso è sopra l’abitato di Piode, risalendo la valle in direzione del paese di Rassa. Si parcheggia presso un ponticello e si scende soli cinque minuti a piedi per entrare in una gola stretta e rocciosa, circondata dal verde che ci accompagna per tutti i mille metri del percorso. Il primo tuffo è uno dei momenti più difficili: l’acqua è gelida e, nonostante la muta, il primo impatto non si dimentica. Ma lo spettacolo è impressionante: un vero e proprio anfiteatro di rocce incorniciate dal bosco. Una prospttiva imprevedibile ed emozionante dall’interno del fiume. Dopo una breve nuotata nella corrente, arrivano gli scivoli, una delle caratteristiche tipiche del canyoning. Le pendenze della roccia vengono levigate dai torrentelli da secoli. Stupisce sempre la sensazione di quanto sianno lisce contro la muta. Ci si lascia trasportare da sdraiati dall’acqua in veri e propri scivoli nel granito, per poi tornare nella corrente.

Torrentismo

© Colombia Travel

Il torrente si restringe e le balze si fanno più frequenti. Si esce dall’acqua e si affronta la parte su roccia. Piccole passerelle nelle pareti della stretta gola: si torna all’asciutto, ma per poco. Tra un saltello e l’altro, l’acqua cristallina crea dei piccoli bacini. E’ il momento dei tuffi; si raggiungono i trampolini naturali, le guide ci indicano il punto e si salta nel vuoto. Il tuffo più alto è di circa otto metri. Alcuni non se la sentono e vengono calati con la corda. Mezzo più avanti indispensabile. Il perscorso del Sorba è molto vario e prevede alcune calate dove il canyon forma le sue cascate più alte. La guida fissa la corda dinamica e ci fornisce i discensori, per assicurarci e rallentare la discesa. La manovra è quella tipica degli arrampicatori che ridiscendono le pareti in corda doppi, ma c’è una cascata sotto i nostri piedi e l’atterraggio è nuovamente nel bacino del torrente. La calata più emozionante è lunga circa 15 metri in tutto, con un panorama mozzafiato della cascata al nostro fianco.

Il percorso è molto lungo, circa quattro ore e mezza. Splendido da affontare in gruppo, condividento il freddo, le pause all’asciutto e al sole, il timore iniziale, l’entusiasmo coinvolgente del fiume e della roccia, affrontati in questo modo avventuroso e divertito, tra salti e schizzi gelati.