Moena e il trekking delle leggende ladine

Gruppo del Catinaccio

© Luca Lorenzi

Il più popolato paese della Val di Fassa, in Trentino, adagiato in una panoramica conca tra le Dolomiti, coronato dai più suggestivi comprensori sciistici del Trentino (Passo San Pellegrino, Alpe del Lusia, Ski Area Falcade, Buffaure, e Catinaccio-Ciampedie, tanto per farci un’idea), Moena è considerato dagli appassionati di sci un vero e proprio luogo sacro; ma non tutti forse sanno che il paese è anche, dal 1318, il cuore della Magnifica Comunità della Val di Fiemme e che soprattutto può considerarsi la porta della Ladinia, la regione alpina dolomitica fatta dalle cinque valli in cui sopravvive l’antica lingua ladina – in buona sostanza, quasi un “fossile vivente” linguistico che risale almeno al V secolo d.C.

Non solo lingua, naturalmente: parlare di Ladino significa parlare anche di folklore, di costumi, di stili di vita, di architetture, di storie e leggende. Un patrimonio culturale da preservare di cui si occupa l’Istituto Culturale Ladino di Vigo di Fassa, paese pochi chilometri più a Nord di Moena.

Spingendosi oltre, si arriva a Canazei, l’altra porta che chiude la Val di Fassa, e ci si trova davanti un vero e proprio crocevia che ci collega alle altre valli ladine: la Gherdëina (la Val Gardena, cioè), la Val Badia, il Fodom, e, più a Est di tutte, la Val d’Ampezzo. Lì il confine col Tirolo è segnato dal massiccio della Croda del Becco, 2810 m. di maestà rocciosa che si specchia nel Lago Braies ed è da lì che un giorno i mitici progenitori dei valligiani, i saggi Fanes, gli uomini capaci di parlare con le marmotte, torneranno, risvegliandosi dal loro magico sonno, per ripristinare il loro Regno di giustizia e di pace.

Viel dal Pan

© Gianmarco L95

Questa dei Fanes è solo una delle leggende ladine, forse la più articolata (è considerata una vera e propria saga popolare), sicuramente quella che è nota al grande pubblico da più tempo (dal 1932, grazie al giornalista austriaco Karl Felix Wolff); ma le valli ladine sono percorse da mille e mille racconti che ci parlano di un mondo in cui l’uomo e la natura sono così intrinsecamente legati da rendere possibile qualsiasi magia e ogni sorta di sogno. D’altronde non potrebbe essere altrimenti – basta uno sguardo alla maestosa, straziante bellezza dei panorami e lo si capisce subito: chi è cresciuto qui, deve per forza pensare di essere in mezzo a un incanto quotidiano, e ragionar per fiabe.

Manco a farlo apposta, proprio attorno a Moena si dipanano ben sei dei sentieri di un percorso che sembra ispirato da questa predisposizione naturale alle favole: il Trekking delle Leggende. L’itinerario nasce da un gruppo di sportivi fiemmesi che, con il supporto di TREKKING logo, nell’estate 2004 hanno trovato i percorsi per unire tra loro i 200 chilometri di sentieri che collegano il Passo Manghen, sopra Cavalese, a Passo San Lugano, superando le montagne delle valli di Fiemme, Primiero e Fassa: ne hanno ricavato un anello escursionistico di circa venti tappe (anche se loro in realtà l’hanno percorso in due giorni in meno di 60 ore), che la Comunità Montana ha deciso di valorizzare e di inserire in un pacchetto strutturato di servizi turistici.

Rosengarten, Sudtirol

© Georg Weis

Itinerario che è anche culturale, perché attraversa proprio quelle montagne di cui parlano i racconti ladini. Va detto però che non tutte le tappe sono adatte anche agli escursionisti meno esperti – dal Rifugio Fichiade al Rifugio Contrin, ad esempio, be’, non è una passeggiata: sono 700 m. di dislivello in ripida salita e se le gambe non sono allenate, non potete esser certi delle reazioni del vostro corpo. In montagna non si scherza: è la raccomandazione doverosa su cui non si può sorvolare – se no, si vola giù.

Ad ogni modo, queste le tappe, con relative leggende:

1. Ai piedi della Regina delle Dolomiti: dal Rifugio Fuchiade (1.974 m) al Rifugio Contrin (2.015 m) – a sud,  le Pale di San Martino; a occidente la catena di Cima Uomo; di fronte le sagome calcaree di Cima Ombrettola e Sasso Vernale che lasciano intravedere le possenti estremità della Marmolada – la Regina delle Dolomiti, appunto.

2. Nel regno di Conturina (attraverso il Ciampac): dal Rifugio Contrin (2.015 m) al Passo Fedaia (2.055 m) – alla Forcia Neigra prima e a Sella Brunech dopo, si discende poi nella conca del Ciampac, da dove si può raggiungere Alba di Canazei in funivia: da qualche parte qui c’è la bellissima Conturina, tramutata in pietra dal sortilegio della matrigna invidiosa della sua bellezza. Dicono che talvolta la si senta cantare triste “sono di pietra e non mi muovo…

3. Il Viel dal Pan: dal Passo Fedaia (2.055 m) al Col Rodella (2.484 m): questo pare fosse l’itinerario preferito dai commercianti ambulanti che si spostavano tra la Val di Fassa e la conca di Livinallongo – non ci sono leggende, ma storie di sopravvivenza altrettanto mitiche.

4. Ai piedi del Gruppo del Sassolungo: dal Col Rodella (2.484 m) al Rifugio Antermoia (2.496 m) – questa è l’ambientazione della storia tragica dell’amore di una principessa che poteva trasformarsi in usignolo per volare dall’innamorato: lui morì, lei non volle mai più tornare donna ed è ancora lì che canta il suo amore perduto.

5. L’anima dei Monti Pallidi: dal Rifugio Antermoia (2.496 m) al Rifugio Gardeccia (1.949 m): e sapete perchè sono “pallidi”? Per magia naturalmente! Il Re dei Salvàn, gli Spiriti dei Boschi, avvolse le rocce in una tela di raggi di luna per aiutare una giovane sposa dai deboli occhi che poteva incontrare l’amato marito solo di notte.

6. Verso la Roda de Vael: dal Rifugio Gardeccia (1.949 m) al Passo Costalunga (1.745 m). Siamo nel regno del Re dei Nani Laurino e chissà dove c’è il suo roseto maledetto, che si intravede solo al tramonto, quando illumina di riflessi rosa le pareti della Grande Montagna.

Al di là delle suggestioni mitiche, l’aspetto pratico più interessante dell’Anello delle Leggende è che ogni tappa  può essere percorsa anche separata dall’intero itinerario. Da qualsiasi punto è possibile scendere a valle e, grazie ai servizi navetta, agli impianti di risalita o ai mezzi pubblici locali, rientrare facilmente alla località di partenza. In particolare, la Val di Fassa ha promosso delle convenzioni con alcuni alberghi, chiamati walking hotels, in cui gli escursionisti possono ricevere un’accoglienza specifica, con un’assistenza e dei servizi appositamente pensati per il trekking in loco: dai servizi di transfer da un albergo all’altro, alla possibilità di noleggiare attrezzature, dagli orari personalizzati per sveglia e colazione (indispensabile, come sa bene chi si alza alle 5 con gli scarponi già ai piedi per affrontare la salita) alla preparazione di un robusto pranzo al sacco per raggiungere in forza la meta in vetta. Hanno pensato persino allo spuntino per rifocillarvi al rientro – così avrete l’energia sufficiente per raccontare a chi è rimasto giù tutte le favole che avrete attraversato durante una giornata tra le Dolomiti.

Qualche indirizzo? Il Piccolo Hotel e il Family Wellness Hotel Renato a Vigo di Fassa, l’Hotel Astoria a Canazei o l’Hotel Laurino a Moena.